Parola del giorno: Великий (хорошенький) Новгород = piccola, Grande Novgorod

Novembre 26, 2009 di arcipelagoobshejitie

Non volendo tornare immediatamente (per ovvi motivi!) a Mosca, quattro dei nostri stazhjory decidono di fare tappa, lungo la strada tra Piter e la capitale, nell’amena cittadina di Velikij Novgorod (Novgorod la Grande). Dopo tre ore e mezza – e 31 fermate – di elektrichka, si giunge in questa bucolica località della “vera” Russia. Con qualche difficoltà, i nostri raggiungono l’ostello dove hanno l’impressione di essere i primi occidentali a soggiornarvi. Dopo aver ottenuto indicazioni dalla gentilissima (non essendo moscovita, ndr.) dezhurnaja della reception, i quattro si avviano per le strade deserte, malinconiche, un po’ fangose, ma dopotutto affascinanti, della cittadina, alla ricerca di un luogo dove sfamarsi. In un locale del centro, con sorpresa, banchettano con pel’meny ai funghi e altre specialità della casa, spendendo quello che a Mosca solitamente pagano per il blin del locale più scrauso. Appagati e rifocillati,  iniziano il giro turistico vero e proprio della città. Uno dei luoghi più interessanti che i quattro hanno avuto modo di visitare è il museo dell’architettura in legno. Immerso in un ambiente a dir poco particolare, vale a dire una specie di palude del sud-est asiatico, è raggiungibile con una “comodissima” e sobbalzante marshrutka urbana (luogo più adatto per venire a contatto con l’autentico ambiente sociale russo: una babushka ultrasettantenne addetta alla vendita di microscopici biglietti di carta di riso all’esosa cifra di 12 rubli l’uno, pescatori armati di ultratecnologiche canne dall’inconfondibile aroma di sjomga, giovani e avvenenti signorine che hanno appena scoperto l’esistenza dei tacchi a spillo, collants, e altri capitalistici accessori, e che quindi ne fanno vanto nel meno indicato dei luoghi, nel bel mezzo di una palude fangosa, appunto!, ndr.). Altra tappa immancabile della visita alla città sono le bancarelle di souvenir sotto al Cremlino. Qui, colpiti dalla modicità dei prezzi, dal fatto di essere probabilmente i primi ed ultimi turisti dell’anno, i nostri, spinti da un irrefrenabile e incontenibile bisogno capitalistico di acquisti, si avventano in massa (e una di loro in particolare, quasi a rasentare lo shopping compulsivo, al punto di dover essere invitata più volte alla ragionevolezza e alla parsimonia) su matrjoshke sbrilluccicanti, portachiavi e calamite di ogni forma e fattura, carte da gioco raffiguranti le meraviglie di questo Paese, ed ogni sorta di esca per turisti. Alla faccia dei più scaltri broker finanziari di Wall Street, i nostri, armati di un russo improbabile ma di una capacità contrattuale senza pari, al termine di interminabili negoziazioni a ribasso sui prezzi e pressioni psicologiche sulle venditrici di turno (cit. “Ah bella, non siamo mica a Mosca!”, “Cosa? 100 rubli? Do svidanija!”, “My studenty, u nas net deneg, skidka pozhalujsta!”), riescono a spuntare prezzi convenienti portando a casa un carico abnorme di cianfrusaglie. Dopo aver soddisfatto i più infimi bisogni capitalistici, i quattro fanno ritorno a Mosca convinti di tornare un giorno là dove il cibo è buono ed economico, la gente simpatica e disponibile e, soprattutto… la matrjoshka costa meno!

Andrej i Franchesko

Parola del giorno: зелёный – цвет надежды = la speranza è di colore verde

Novembre 26, 2009 di arcipelagoobshejitie

Dopo tre settimane di intensa vita moscovita, i nostri eroi-stazhjory sentono, comprensibilmente, l’impellente bisogno di civiltà, Europa o, semplicemente, di evadere dall’opprimente gigantomania della capitale di madre patria Russia. Per questo motivo, non curanti delle intemperanze del clima russo, dell’improbabile esperienza del treno Mosca-Piter, i nostri arrivano nella tanto agognata “Venezia del Nord” (in questo caso è proprio il caso di dirlo, dato che vengono accolti dalla pioggia scrosciante, dalla fitta e impenetrabile nebbia, tanto che a qualcuno è parso di intravedere delle gondole tra la folla e la silhouette del campanile di S.Marco lungo la Prospettiva Nevskij). Ora inizia per loro la ricerca dell’ostello. Dinnanzi al portone di un palazzo semifatiscente, un cartello di uno smeraldino color verde indica “Green light hostel” (e qui la prima novità: delle parole in una lingua che non fosse il russo dopo quasi un mese di soggiorno a Mosca). Una volta entrati, un ragazzo dai modi gentili e dall’aspetto efebico invita gli studenti a visitare l’ostello, che sarà la loro dimora per la settimana a venire. L’impatto è simile ad uno shock: in un ambiente dove ogni cosa, dal gatto-soprammobile sulla scrivania della reception alle pareti, dagli asciugamani al tè (gratis), dai piatti alla carta igienica, è di un colore verde speranza – tanto da sembrare una brughiera irlandese – trovano posto comodi letti a castello Ikea, macchinetta del caffè, ma soprattutto favolose e indimenticabili docce con idromassaggio che, come un miraggio, si parano davanti agli occhi esterrefatti e increduli dei sopravvissuti all’obshchezhitie n.4 di Mosca. Il ritorno così brusco alla civiltà ha provocato in alcuni di essi comportamenti poco comprensibili a coloro che non hanno vissuto in Komsomol’skij Prospekt, vale a dire interminabili docce a 80°C tre volte al giorno, consumo spropositato di caffè americano e tè verde, utilizzo continuo e immotivato di lavatrice, sapone e ammorbidente, quasi fosse l’ultima occasione della loro vita per usufruire di quei comfort tanto scontati nel Paese natio, quanto sognati nel Paese di invio! Al momento della partenza, e quindi del traumatico distacco dall’ostello, i nostri rivalutano il significato simbolico del colore verde: esso, infatti, ha davvero rappresentato per loro una parentesi di speranza, una luce in fondo a quel tunnel che sono i due mesi in obshchezhitie a Mosca.

Andrej i Franchesko

Parola del giorno: колхозное солнце = il sole dell’avvenire

Novembre 26, 2009 di arcipelagoobshejitie

Di ritorno da un’altra estenuante giornata moscovita, i nostri stazhjory Andrej e Franchesko giungono nella loro suite all’obshchezhitie e scoprono che “vse lampochki dell’improbabile lampadario dai fili scoperti, che alquanto precariamente è fissato al soffitto, peregoreli”. Armati di una tanto inspiegabile quanto irragionevole buona volontà, decidono di riferire il problema alla solerte dezhurnaja. Giunti davanti alla porta di questo personaggio tipico del folklore russo tanto quanto la Baba Jaga, bussano, ma l’unica risposta che ottenere è il suono di una televisione sparata a mille che diffonde per tutto il piano uno dei tanti e quotidiani discorsi dell’”amato” leader Vladimir. Indecisi sul da farsi, e propensi a credere che forse la dezhurnaja in questione sia o morta, o ubriaca, o in estasi, alla fine prendono il coraggio a due mani e si rivolgono all’altro personaggio tipico delle fiabe russe: l’ohrannik dell’obshchezhitie. Andrej, sfoderando un russo impeccabile (come sempre, ndA.), chiede chi possa risolvere l’annoso problema della completa oscurità della camera 614 all’alba delle 18:00. Senza batter ciglio, e con il solito piglio staliniano, questi risponde sibillino che bisogna, appunto, rivolgersi alla dezhurnaja; ma come da gioco dell’oca che si possa dire tale, in questo Paese l’operazione non risulta essere semplice perché la suddetta dezhurnaja “otoshla” (verbo di moto che sta ad indicare l’allontanamento del soggetto dal luogo convenuto per un arco di tempo della durata indefinibile, ndr.). Dopo circa mezzora di snervante attesa, si presenta come un raggio di sole l’arzilla e loquace vecchietta che invita i due a non preoccuparsi del fatto che siano totalmente immersi nelle tenebre, “tanto qui all’obshchezhitie le lampadine si fulminano con una media di una al giorno per stanza. Il problema è che, proprio per questo motivo, non ci sono lampadine di scorta.” Con in mano solo una vaga promessa di provvedere nei prossimi giorni al ripristino della visibilità nella camera 614, i due malcapitati si avviano sconsolati verso l’oscurità più totale. Il giorno successivo, tornati da lezione, Andrej e Franchesko vengono accecati da una sfolgorante luce artificiale che si rivela essere la nuova serie di lampadine da 1000 watt ciascuna prontamente collocate nella loro camera. Questa inaspettata sorpresa riporta loro alla mente le reminiscenze delle noiosissime lezioni di letteratura russa del terzo anno e, come in una visione mistica, colgono il significato ultimo e più profondo della metafora “kolchoznoe solnze” di Platonov: 3000 watt di luce artificiale possono rappresentare la speranza non solo per un gruppo di disgraziati kolchoziani siberiani, ma, in questo Paese, anche per 10 studenti italiani!

Andrej i Franchesko

Parola del giorno: russkij = pacchiano!

Novembre 12, 2009 di arcipelagoobshejitie

Avete presente la maîtresse più grezza di tutta Italia? Riuscite ad immaginarvi il tamarro più volgare, con camicia aperta fino all’ombelico, petto villoso e croce di ottone simil oro da 2 kg al collo? Bene, al confronto di certi russi questi individui sono dei dilettanti! Per questo manderemo una lettera a Julija Dobrovol’skaja e a Vladimir Kovalev per far sì che aggiungano nei loro venerati vocabolari al lemma “russkij” il significato primario di “pacchiano, kitsch”. Un promemoria per le future generazioni di studenti sslmitiani che oseranno varcare i confini russi: se non avete il tacco 15 non siete nessuno!
Andrej

Parola del giorno: russkaja bjurokrazija = smaronamento!

Novembre 12, 2009 di arcipelagoobshejitie

Dopo aver dormito solo qualche ora, gli impavidi eroi si avviano a espletare i loro obblighi burocratici, dal momento che ogni disgraziato che malauguratamente non sia in possesso della cittadinanza russa, venga considerato dalle estremamente gentili forze dell’ordine di questo Paese, alla stregua di un immigrato clandestino. Step one: mettersi alla ricerca di un imbucatissimo negozio di fotografia, dove una ancor più gentile signora, passando in rassegna i malcapitati con fare staliniano, realizzerà delle photoshoppatissime fototessere in sestuplice formato, rigorosamente in bianco e nero, stile “WANTED DEAD OR ALIVE” dei western, su cartoncino laccato. Durata complessiva dell’operazione: minimo due ore! Step two: trovare finalmente la facoltà e, a questo punto, convincere i sempre cortesi ohranniki (termine che identifica un energumeno post-sovietico che impiega il tempo a scrutare arcigno tutti i malcapitati che osano varcare la porta!) a farci entrare per farci registrare. Step three: incontro con Alla Nikolaevna, la locale Lorenza Rega della facoltà che, con modi inaspettatamente garbati, invita gli sballottati studenti ad accomodarsi (in dieci) in un ufficio di 2×2 dove, dietro compenso, gli studenti regolarizzano la loro presenza sul territorio russo (= ricevono la tanto agognata registrazione come studenti “immigrati”). Step four: abbonamento metro. A prima vista è un gioco da ragazzi, ma non in Russia. Eh no, perché nel Paese delle regole fai-da-te/sei-straniero-allora-ti-frego, l’abbonamento può essere sottoscritto solo in giorni e orari stabiliti di volta in volta (o meglio, in base alla nazionalità del richiedente e a come gira all’impiegata allo sportello). Step five: volete andare a San Pietroburgo in treno? E magari tornando fare un salto a Novgorod? Allora preparatevi a dover combattere con la bigliettaia della stazione Leningradskij. Non demoralizzatevi quando l’impiegata di turno da dietro il vetro dello sportello urlerà che non esistono sconti per gli studenti (perché non sarà l’ultima volta che vi capiterà). Presentate ogni sorta di scartoffia che vi hanno fatto firmare nelle 24 ore precedenti e il gioco sarà più o meno fatto. Poi preparati ad infinite contrattazioni con i direttori degli ostelli di Piter che vi spiegheranno come un malcapitato desideroso di spostarsi all’interno di questo Stato di polizia, debba sottoscrivere ogni volta una registrazione, ovviamente non gratuita, in modo da essere rintracciabile dal Mar Nero e Vladivosotok. Step six: volete visitare il Cremlino e ambite ad ottenere uno straccio di sconto? Allora siete pronti a visitare l’ameno ufficio dell’administrator, imprecare in ogni lingua della vostra combinazione sslmitiana per poi raggiungere di soppiatto un’altra cassa dove in tre secondi una gentile (e quindi forse non russa!) signora vi farà ottenere il sudato sconto sul biglietto. Da civili cittadini del mondo globalizzato vi mettete in fila – che nel frattempo ha raggiunto lunghezza chilometrica – per passare al metal detector. Giunto il vostro turno, immancabilmente l’ohrannik valuterà la vostra “minuscola” tracolla come potenziale arma di distruzione di massa e per questo vi inviterà con piglio sovietico a depositare il tutto nella kamera hranenija, situata nella parte opposto della piazza. Logicamente a pagamento! (…quando si dice “un Paese post-comunista”!). Step seven: progettate una visita allo zio Lenin per far morire di invidia i “beceri” amici comunisti a casa? Allora vi volete proprio male! È più facile essere ricevuti in udienza privata dal Papa e dalla regina Elisabetta contemporaneamente. Mettetevi in fila, al freddo, sotto gli occhi vigili di due “avvenenti” poliziotte intabarrate e armate di colbacco e gumanizator (= manganello, qui nuovo oggetto culto della demokratura putiniana!), aspettate il vostro turno al metal detector, solito deposito previo pagamento nella kamera hranenija delle vostre misere cose, ed entrerete nel tenebroso mausoleo, di corsa, in silenzio, con le mani bene in vista, a passi lunghi e ben distesi. Solo al momento dell’uscita vi renderete conto che quella figura bianca, dai contorni non ben definiti, forse era la mummia dell’”amato “ leader di un’ideologia comunista che dopo due settimane in questo Paese, avrete capito essere davvero finita!
Andrej i Francesco

Motto del giorno: vsjo huzhe i huzhe = …quando le cose possono solo peggiorare!

Novembre 12, 2009 di arcipelagoobshejitie

Martedì 27 ottobre altri dieci impavidi studenti della SSLMIT arrivano a Mosca, non curanti degli innumerevoli tentativi di dissuaderli dall’andare a vivere in quel posto dimenticato dalla civiltà che è l’obshchezhitie n.4 in Komsomol’skij Prospekt. Dopo una snervante giornata trascorsa sopra i cieli di mezza Europa ascoltando la “suadente” vocina femminile che in Schwyzerdütsch indicava ai passeggeri come comportarsi in caso di emergenza, i nostri eroi atterrano, accolti dalle intemperanze del clima russo, all’aeroporto di Domodedovo. Passati con rapidità imprevista i controlli doganali e il ritiro bagagli, gli studenti incontrano la prima indigena che, a gesti più che a parole, gli invita a salire a bordo di una fiammeggiante marshrutka con tanto di autista truzzo. Con sottofondo musicale a dir poco tamarro, i nostri avventurosi “muli” si avviano lungo le congestionatissime strade della periferia suburbana della grande capitale (= 1 metro ogni 10 minuti, visto il traffico del “passante di Mestre” moscovita all’ora di punta) verso la loro destinazione finale. Giunti nell’ameno “rifugio” che sarà la loro dimora per i successivi due mesi, gli si fa incontro una materna babushka (che loro ricorda vagamente la Zecchini!) che consegna le chiavi dei “confortevoli loft 4×4 stile hrushchjov degli anni migliori” con tanto di inamidatissime lenzuola ricavate da stracci per la polvere cuciti insieme… Per la descrizione dei suddetti loft si rimanda ai post precedenti!
Andrej i Francesco [FrancIescA]

Fighi sul metrò – красавцы в метро

Aprile 15, 2009 di arcipelagoobshejitie

Parole del giorno: внимание, красавцы на метро – attenzione, fighi sul metrò.

Data la velocità supersonica con cui finiscono i generi di prima necessità (l’unico simil-pane bianco mangiabile e la buonissima crema bicolore sotto-sottomarca della ciaocrem made in Russia), ormai il supermercato davanti alla stazione della metro Kievskaja è diventata la nostra seconda casa, rifugio e ospizio.

L’unico PIIIIIICCOLO inconveniente del suddetto supermercato è l’essere irraggiungibile a piedi dal malefico obshejitie, costringendoci ogni volta a un mirabolante viaggio sulla metro, in ora di punta, con tre buste della spesa a cranio PIU’ il bottiglione da sei litri d’acqua (bere l’acqua del rubinetto? Meglio di no, come vi spiegheremo nel post “Parassita a lunga conservazione”).

Ogni santa volta, comunque, vuoi per attitudine a tagliare le ali di folla stile vichingo incazzoso, vuoi per un certo phisique du role che permette rapidi sguizzamenti in direzione sedile, io e Elena riusciamo sempre a trovare un posto dove scaraventare le nostre stanche membra e sfuggire alla calca mortale della gente cтоящие (in piedi uHASUhasu). E ogni santa volta, immancabilmente, davanti a noi si piazzano dai due ai quattro giovani virgulti di Grande Madre Russia, rigorosamente in posa “figobeofotomodeo”, con un braccio poggiato sulla sbarra sopra la loro testa e il corpo stilosamente proteso verso il nulla.

Avete presente i servizi fotografici con la gente che si mette in pose strane in boxer Armani? Ecco, esattamente così. E ovviamente, una buona percentuale di loro, approfittando della posizione “avvoltoio sul letto della nonna”, si mettono allegramente ad osservare la Elenina seduta al mio fianco.

Poveri uomini, ci si mettono davvero di impegno. Peccato che la suddetta Elenina, immancabilmente:

-Mi guardi con fare circospetto, della serie “ci siamo già capiti”

-Sorrida nervosamente guardando il nulla

-Incominci a ridere senza freni, dando la colpa a ME che la faccio ridere (dice lei), facendo finta di ridere con me per nascondere agli occhi del mondo la crudele verità: ci sono due figoni che la guardano con occhi assorti, in una posa che mette in rilievo la plasticità dei loro corpi scolpiti, e lei gli ride in faccia, ovvio.

Quindi, se passate per la metro di Mosca e vedete anche voi tali individui, compatiteli: da qualche parte, c’é un’Elenina che, alla facciaccia loro e di tutti i loro sforzi, si sbrega al sol pensiero.

Franz

AVVISO ALLE GENERAZIONI FUTURE

Aprile 13, 2009 di arcipelagoobshejitie

Seconda parola del giorno: il bidet - биде

Questo breve ma intenso post di oggi, vuole essere un memento alle prossime orde di sslmittiani che decideranno di avventurarsi fra i corridoi dell’arcipelago, nonché a chiunque decida di soggiornare in uno studentato durante il suo viaggio in Russia. Dite definitivamente addio ad ogni comodità che le vostre case offrono, e ricordate questi semplici punti:

1- Lo sporco si crea da sè in 5 minuti, anche se lavi, subito dopo è di nuovo come prima.

2- Se sei allergico alla polvere forse dovresti pensare se preferisci rischiare lo shock anafilattico ogni giorno e imparare il russo,        o sopravvivere.

3- Sei un amante della pulizia intima e quindi usi il bidet? Scordatelo.

4- Se ti mettono in stanza con un tedesco, diffida, o, se proprio non puoi evitarlo, aspetta almeno 10 minuti prima di entrare in            bagno dopo di lui.

5- Ricorda che il sovracitato tedesco non ti saluterà mai, x cui non ti sforzare a salutarlo tu, non ne vale la pena. 

                               (ogni riferimento nei punti 4 e 5 a persone realmente esistenti NON è del tutto casuale)

6- Ricorda di chiudere la porta della stanza pattumiera che si trova al tuo piano, altrimenti morirai di asfissia in 5 secondi.

7- In generale non ti aspettare molto, anzi, non ti aspettare niente!!!

8- Stai sicuro che nonostante tutto questo, prima o poi ti adatterai, e te la vivrai benissimo!

9- Non è ancora morto nessuno, x cui stai pure tranquillo!


Rob

 

Стиральная машина – la lavatrice (post tossicodipendente-style)

Aprile 13, 2009 di arcipelagoobshejitie

Parola del giorno: стиральная машина – Lavatrice

Mettiamo che uno di voi, in evidente overdose da caffeina, si faccia venire l’improvvisa e impellente necessità di lavare tutti i maglioni usati durante i primi 12 giorni di soggiorno moscovita. E non già per improvvisa sindrome di Bree van Der Kamp, ma per semplice e pragmatica constatazione del fatto che si, la canotta rosa con il coccodrillo è di un fashion abbacinante, ma benché la primavera moscovita avanzi, la temperatura non sale oltre i dieci gradi neanche a pregarla. E che quindi urge avere qualcosa di più, come dire, coprente e riscaldante.

Mettiamo che tutto il processo di lavaggio debba avvenire rigorosamente a mano, perché in questo posto dimenticato da Stalin e dagli uomini é arrivato il capitalismo, l’economia globalizzata, financo la wireless, ma non il concetto che la lavatrice è un diritto inalienabile dell’uomo.

Упражнение 1: calcolare il numero di imprecazioni emesse nel tentativo di lavare numero OTTO maglioni in un lavandino di misure cm 40×30 contenuto in un bagno di cm 80×80. Ai fini del conteggio finale, ci si rammenti di aggiungere il bonus per tutte le volte che uno dei suddetti maglioni, in piena fase di lavaggio e pertanto grondante ettolitri d’acqua, si é schiantato al suolo sul poco raccomandabile pavimento del suddetto bagno.

Mettiamo poi che l’unico spazio a disposizione per stendere i pregiati capi di vestiario così solertemente lavati siano n° 4 fili, messi sopra la doccia ai tempi della presidenza Krushev, tesi come le rughe di una settantenne e altrettanto funzionali ai fini del sistema.

Упражнение 2: calcolare il numero di calorie spese durante il numero di elevata acrobazia necessaria per

- riappendere i fili al malefico gancio traditore

-rimanere in equilibrio sui bordi della vasca tenendo con una mano un capo del filo, due maglioni grondanti e con l’altra l’asta della tenda della doccia, che, giustamente, reclamando i suoi 15 minuti di celebrità, decide di scatafasciartisi addosso mentre cerchi un appiglio sicuro visto che hai un piede su un bordo della vasca, uno sull’altro, e la mente impegnata a scacciare immagini sfocate della tua adolescenza, in cui guardavi l’asse di equilibrio e simulavi anche la peste bubbonica pur di non doverci mettere un piede sopra.

E siccome la ginnastica artisticamente fantasiosa della sciorinatura dei panni prevede anche la gara a gruppi, via con la coreografia numero due, dove abbiamo:

-Lena in piedi sul bordo della doccia, con il solito strafottuto filo in mano, che in modo plastico e aggraziato si tende verso un chiodo piantato nel muro ai tempi della rivoluzione

-Anna che ancor più graziosamente si protende verso il lato opposto del muro, muovendosi sinuosamente per evitare l’impiccagione mezzo filo del  bucato e percuotendo con forza l’aggeggio che tiene fermi i quattro malfermi spaghi.

-Qualcuno che, deciso che il bordo della doccia/asse di equilibrio reloaded non fa per lei, regge Lena sperando di non lasciarla spatafasciare giù.

Grado di difficoltà: 3 palle su 3, considerato il fatto che il tutto è stato eseguito alla perfezione ridendo come imbecilli.

Cosa ci insegna questa favola?

A) che urge una lavatriceeeeeeeeeeeeee (e nei corridoi dell’arcipelago si mormora di un monopolio cinese su una certa lavatrice occultata chissà dove. Indagheremo)

B) che passare da quota zero a mille grammi di caffeina per day è pericoloso per la mia incolumità. Ma soprattutto per quella altrui.

Franz

Читательный билет – tessera della biblioteca

Aprile 11, 2009 di arcipelagoobshejitie

Parola del giorno : tessera della biblioteca – читательный билет

Sabato mattina, ore 8:15 suona la sveglia!Come al solito Fra la spegne e continua a dormire, invani tutti i tentativi della sottoscritta di svegliarla!Io, Anna e Mari prese da un attivismo inspiegabile per le 9:00 siamo già pronte. Francis finalmente va in doccia e per le 9 e 30 riusciamo ad uscire di casa, destinazione il parco di Ismailovskaja, in completa periferia di Mosca. Dopo un lungo viaggio in metro cercando di trascinare Fra che se non beve il caffè per colazione ha la lentezza di un bradipo, arriviamo al parco! Senza badare troppo, o per lo meno cercando di nn pensare allo strato di neve che ricompre il bosco, scendiamo allegre e ci ritroviamo circondate dal vuoto totale… Ci inoltriamo nel bosco e ci osserviamo attorno per cogliere anche la cosa più insignificante della fauna russa. Percorso un breve tratto un lupo/cane (ancora nn ben identificato)  corre verso di noi e per poco scampiamo dal rischio di essere sbranate !!! Facciamo il punto della situazione: può essere che siano da queste parti dei mercatini??Consultiamo la cartina ed ecco che si scopre che dovevamo scendere alla fermata prima! Nel  pomeriggio per disgrazia ci capita di passare davanti alla biblioteca  Pushkin e si decide di entrare!Non bastava aver rischiato la vita nel parco, volevamo di più: la disperazione totale. Entriamo in biblioteca, pare vuota, strano che ancora nn ci abbiano assaliti dicendoci che nn si può entrare!Entrando nella prima stanza c viene spiegato in due parole che нужно записаться (bisogna iscriversi).Cambiamo stanza per l’iscrizione,per la quale bisogna mostrare il passaporto, lasciare l’indirizzo dell’alloggio, della stanza e, perchè no, anche la misura delle scarpe!Il tutto ci richiede un’ ora di tempo..Non possiamo prendere in prestito libri ovviamente!Solo guardare,sempre che ci siano, perchè molto spesso sono semplicemente file chilometriche di cassettini minuscoli e nn si vede l’ombra di un libro, e t viene giustamente da chiederti…ma allora che caxxo la faccio a fare la tessera!Ma dai alla fine ce l’abbiamo fatta raga!!Andiamo, si entra in biblioteca! Apriamo la prima porta davanti a noi, chissà, sarà li che dobbiamo andare??Giusto il tempo di pensarci un pò su e subito una signora dall’aria gentile ci apre la porta e c chiede Девушки, что вы хотите? Cosa volete? E ci sbatte la porta in faccia!!!
Consiglio del giorno: dite NO ai paesi che nn aderiscono a Schengen :-)
Lena