Parola del giorno: невозможное возможно (= – Com’è già in italiano? – Impossible is nothing. –Ah già!)

maggio 21, 2010

Ed eccoci di nuovo qui in cucina, come la prima volta, come ogni volta. Una tazza di tè in mano, chi rosa (Fabio!!! D’altronde meglio rosa che goluboj), chi gialla, chi blu; un po’ di sonno per l’intensa giornata trascorsa; i piatti ancora da asciugare. Questa volta, però, le aspettative hanno lasciato il posto a tanti ricordi.
Siamo partiti in otto, chi si conosceva di più, chi di meno; chi voleva conoscere gente nuova, chi preferiva approfondire i legami che già aveva; chi cercava un punto di arrivo e chi uno di partenza. Ma come in ogni storia che si rispetti, quello che si pianifica in anticipo puntualmente non avviene. C’è chi non voleva uscire e si è ritrovato a ballare per tutta la notte (Lisaveta); chi ha ricevuto rose inaspettate (Natasha) e chi non ha ricevuto IL pacco tanto atteso (Julia); c’è chi era preparato per il gelo polare con stivali di pelo e maglioni pesanti (Pamja) e chi invece ha potuto sfoggiare le sue mise estive in anticipo (Lenocka); chi aveva paura di non trovare la sua strada e chi invece la trovava sempre per tutti (Katenka); chi mangiava per otto (Fabio) e chi per otto faceva da mangiare (Zarja). E qui non possiamo non farvi notare il chiasmo, che per noi ormai ha un significato intrinseco (vedi foto che verranno affisse per tutta la SSLMIT in occasione della laurea di Fabio Fassio, ah no Fassio Alessio da Saviiiano!).

Come andrà a finire di certo non lo possiamo sapere, ma se vogliamo pensare che questi mesi non rappresentino la conclusione di un percorso, ma l’inizio di uno nuovo, possiamo affermare con sicurezza che non avrebbe potuto essere migliore. Oltre a quelli riguardanti la lingua russa gli insegnamenti di questi mesi sono stati tanti. Abbiamo imparato l’arte della diplomazia, con se stessi e con gli altri; a fare le file storte come i veri russi; a insultare i nostri vicini ad alta voce in italiano, tanto non ci capiscono; a ordinarci da mangiare senza ricevere brutte sorprese; a pensare sempre per otto; a destreggiarsi tra perechod, vychod v gorod e porte che si chiudono; a fare il bucato a mano; a fare la doccia con l’acqua fredda; ad essere pazienti e rimboccarci le maniche; a non perderci mai d’animo; che una mano lava l’altra; che Trenitalia non è poi così male; che non c’è niente da ridere (ma non ci crediamo poi tanto); ad ascoltare e a raccontare. Ma soprattutto è stato bello la sera, dopo una giornata passata insieme, avere voglia di ritrovarci ancora come una famiglia davanti a un piatto di pasta scotta a ridere, scherzare e tirare le somme della giornata. Quando riconosci i passi degli altri nel corridoio e indovini chi sta per arrivare, quando, se alle due di notte non prendi sonno, organizzi una videochiamata a sei su skype da una camera all’altra dell’obshezhitie, quando improvvisi party clandestini e nascondi la vodka nell’asciugamano per non farti beccare dalla dezhurnaja come un quindicenne in gita, quando una partita a Cluedo, un gioco con la palla al parco o un cartone animato in compagnia ti sembrano i divertimenti più belli, anche se hai ventidue anni… Beh, vuol dire proprio che l’importante non è quello che fai, ma le persone con cui lo condividi.

E dopo aver affrontato le dezhu scorbutiche, l’impiegata della posta Irina, ohranniki musoni e assonnati, uborshitze incazzate come iene e cinesi che spuntano come i funghi a bagno nelle loro bacinelle abbiamo capito davvero che (in realtà l’abbiamo letto un’ora fa su un cartellone pubblicitario sull’Arbat): невозможное возможно. E già che l’abbiamo capito!

Ringraziamenti speciali: non possiamo non ricordare le persone che hanno dato un tocco di colore al nostro soggiorno. I nostri amici russi Kos, Katja, Masa, Lena, Nathalie, Olja, Svetlana; i professori Spussavento, Harry Potter, la signora degli olezzi, Ossessi, l’Amante, la Reduczia più veloce dell’est, K sozhaleniii-iu e il bianconiglio; i coinquilini sgraditi coatti dell’obshezhitie Ouchen Pruiadna, Camion, Kotaro e il suo garem, Ibrahim, la francese, la bulgara, le stordite coreane e last but decisamente non least…. rullo di tamburi.. Jambon Coscion!; e i coinquilini graditi la dirimpettaia ucraina, la signora del tè e la dezhu simpatica (strano ma vero!).

Noi vi abbiamo raccontato davvero tutto e speriamo di avervi regalato qualche sorriso.. D’altronde, noi per primi ci siamo divertiti. Auguriamo ai nostri successori un’esperienza come la nostra!

Fabio Alekseevic, Lenocka, Julia, Lisaveta, Pamja, Katenka, Zarja

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Parola del giorno: руки вверх, ребята! (traduzione libera: su le mani Calabria!!)

maggio 18, 2010

Tra le novità del secondo mese a Mosca non poteva mancare una serata, o meglio nottata, in discoteca. Tutto doveva essere pianificato con largo anticipo nei minimi dettagli, visto il rigido regolamento della vita in obshezhitie. Dovete infatti sapere le porte chiudono all’una, ma non si sa quando riaprono, e una volta fuori, per sempre fuori (e per rispolverare una nozione di antropologia… una volta nel kula, per sempre nel kula). In più, bisognava far coincidere questi orari con quelli della metro! Ma per fortuna, con un mese e mezzo di pianificazione a disposizione, tutto è filato liscio Как с гуся вода (proposte traduttive: come l’acqua sul marmo, come la pioggia sull’impermeabile, come l’acqua sulle piume del cigno o sulla tela cerata… e verranno fuori altri uccelli). Terminata la preparazione, consistente in varie piastrature, trucco e parrucco, abbiamo lasciato il lugubre obshezhitie dando così inizio alle danze! Il programma della serata è stato il seguente:

Ore 00.00: quatti quatti ci allontaniamo dall’obshezhitie per evitare le inopportune domande degli ohranniki del tipo: Вы уезжаите? Come se fosse possibile partire per l’Italia a mezzanotte in minigonna, ingellati e con una borsetta da sera.

Ore 00.10: Prendiamo una delle ultime metro in direzione Avtozavodskaja.

Ore 00.30: Arrivati, cerchiamo di orientarci ricordando nella nostra mente la cartina vista in obshezhitie su google maps e quindi per nulla attendibile.

Ore 00.40: Seguendo la folla (immaginaria!), scorgiamo da lontano un cubista seminudo in kilt che ci fa capire che la meta è vicina, molto vicina.

ore 00.50: un tizio incappucciato in tunica ci fa entrare, le ragazze senza pagare, mentre il povero единственныи малчик ha dovuto sganciare ben 400 rubli per sentirsi VIP per una serata.

00.55: Fabio va alla cassa, ma al posto di una bella ragazza si trova un vetro blindato con la sua immagine riflessa e dopo aver consegnato i propri soldi a un vetro fumé, siamo pronti per entrare.

01.00: ce l’abbiamo fatta: abbiamo passato i controlli, consegnato le giacche e siamo pronti per ispezionare i  sedicenti 4 piani della discoteca. Ci dirigiamo subito nel groove del dancefloor (i termini russi ci mancano)e su un ascensore trasparente raggiungiamo la zona VIP al 4° piano.

01.20: tra gabbie, vetri, prigioni e strane stanzette, Fabio arriva in paradiso: siamo infatti di fronte all’Эротическая программа del quarto piano e una simpatica signorina in déshabillé ci accoglie all’ingresso. Non sappiamo come comportarci, quindi diamo furtive occhiate in giro, lasciamo che Fabio si rifaccia un po’ gli occhi e ci dirigiamo verso il dancefloor.

1.40: Inizia la serata, quella vera. Conquistiamo il dancefloor, attirando l’attenzione dei presenti, tra cui LA LESBICA ALLEGRA, che ci prova con Katenka, I CUBISTI FLACCIDO E PIERO, LE CUBISTE STRAFAIGHE CHE CI FANNO CONCORRENZA SLEALE, per la gioia di Fabio, IL BONAZZO, per la gioia di Katenka, e IL MACULATO, per l’ilarità generale. Dovete infatti sapere che in Russia esiste una legge: più l’uomo è brutto, più è faiga la donna che si conquista. E il maculato era MOOOOLTO  brutto, e per di più indossava un’improponibile maglietta da dalmata. A questo proposito Fabio Alekseevic dichiara “È per questo che non ho rimorchiato, sono troppo bello!!”

2.00 – 5.00: danze sfrenate fra il borotalco e la musica tamarra, con qualche insight nell’R’n’B. Il tutto condito da drink e birre varie.

5.00: tentativo di acquisto di un pacchetto di Pall Mall, fallito per conflitto di pronuncia, visto che in russo hanno avuto la fantastica idea di chiamarle пэлл мэлл.

5.30: è già giorno. Stanchi ma moooolto felici ci dirigiamo verso la metro, dove con gioia ritroviamo tutti i nostri simpatici compari di dancefloor, fra cui un trionfante maculato che si vanta delle conquiste con gli amici. A questo punto ci rendiamo conto che il ritorno in obshezhitie è un po’ prematuro e decidiamo di ingannare il tempo per un’altra oretta e mezza.

5.30 – 7: lauta colazione da Kofe Haus, che Julia e Pamja hanno trascorso nel mondo dei sogni.

7.15: Ci avviamo verso l’obshezhitie e iniziamo a bussare insistentemente al ritmo di tunz tunz tunz paraparatunz.

7.20: Finalmente un ohrannik assonnato si avvicina alla porta stropicciandosi gli occhi. Zitti zitti ci fiondiamo in ascensore e andiamo a dormire beati.

E dopo la dormita quale miglior risveglio di una doccia fresca? Ma quale fresca… gelata!!! Ma questa è un’altra storia.. altra storia, altro post!

Lenocka, Julia, Fabio Alekseevic, Katenka, Pamja, Lisaveta, Zarja

Parola del giorno: Каким мир был бы без нутеллы? (Che mondo sarebbe senza nutella?)

maggio 10, 2010

Dopo un mese e mezzo di quarantena nel mezhdunarodnij obshezhitie, abitato, o meglio, infestato, solo da piattole cinesi e coscione tedesche scosciate, finalmente abbiamo fatto la conoscenza di veri studenti di madre Russia autoctoni. E quale modo migliore per approfondire le nostre пиар (P.R.) se non il tanto atteso superpatriottico день победы (Den’ Pobedy)? Da non confondere con il день по педы (Den’ Po Piedi). Ma forse stiamo parlando di troppe cose sconosciute, Den’ Pobedy, Den’ Po Piedi… andiamo con ordine.

Con l’arrivo della primavera gli uccellini vengono fuori e cantano (come dice Ossessi), l’aria profuma di fiori (come dice il Bianconiglio), e i moscoviti vengono assaliti da una strana frenesia di festa. Spuntano come funghi cartelloni nero-arancione, anziani uomini addobbati di medaglie, pacchianissimi palchi e festoni e chi più ne ha, più ne metta. Tutto questo è quello che noi abbiamo soprannominato “Effetto Pobedy”, e anche noi ci siamo fatti contagiare. Per chi non lo sapesse, il день победы è il corrispettivo della nostra Festa della Liberazione, ma ampliato all’ennesima potenza e con la piccola differenza che loro festeggiano la vittoria e noi la liberazione. Il programma della giornata prevede grande parata di forze armate, bel tempo obbligatorio, naturale o indotto, e gran finale in stile con fuochi d’artificio.

E anche noi a nostro modo abbiamo partecipato a quest’atmosfera di festa. Il primo step è stato assistere alle prove generali della parata sulla Tverskaja. Il secondo step, indire la nostra festa personale sul modello russo, chiamata da Fabio Alekseevic день по педы (Den’ Po Piedi), una giornata in cui è severamente bandito l’uso di qualsiasi mezzo di locomozione compresi roller e monopattino. Terzo step, vedere la parata in tv come i veri russi che se ne vanno in dacia. Step quattro, non avendo la dacia, abbiamo ripiegato su un picnic nel parco in compagnia dei ragazzi russi sopra citati. Pic nic perfettamente riuscito, d’altronde già dai preparativi dell’insalata di riso il successo era annunciato. A parte il cibo, siamo stati conquistati dal fascino dell’ambientazione, una splendida oasi verde con vista fiume al centro (ma non troppo) della metropoli. La presenza degli autoctoni ha dato un tocco folcloristico e bucolico: ci siamo infatti intrattenuti intrecciando corone di fiori (fase alla quale Fabio Alekseevic ha preferito non partecipare, optando per un panino alla Nutella per ingannare il tempo fra una lotta con il drago e l’altra, vedi foto su facebook), imparando con successo a giocare a giochi russi con la palla e con un po’ meno successo a giochi di carte. Abbiamo conquistato così tanto il cuore degli autoctoni che ci hanno invitato ad andare la sera al Saliut. Reazione all’invito: (CAPITOLO SETTIMO, DIALOGO – rumoroso respiro – UNO: invito al Saliut) Maša -Ragazzi, questa sera possiamo andare al Saliut!! Elisabeth – Sì, dai, che bello!! Maša – Ok, allora ci vediamo alla metro! Elisabeth – Oh, ragazzi, avete sentito? Questa sera tutti al Saliut!! Gli altri (con sguardi interrogativi e dubbiosi) : Elisabeth, ma tu sai che cos’è questo Saliut?? Elisabeth: No, mai sentito. Ma posso informarmi.
Dopo lunghe trattative abbiamo capito che si trattava semplicemente dei fuochi d’artificio conclusivi del Den’ Pobedy. Step cinque, assistere all’ora di cena a un temporale passeggero (particolare da ricordare per gli step successivi) mentre mangiavamo la montagna di insalata di riso avanzata a pranzo. Step sei, assistere finalmente al Saliut esclamando “Ooooooh” alla russa ad ogni fuoco sparato, dopo essersi conquistati un posto tra la folla esagitata. Abbiamo visto gente con la faccia dipinta dei colori della bandiera russa, ricoperti di spillette, che sventolavano con patriottismo i colori della loro nazione. In Italia una partecipazione simile ce la si può aspettare solo in seguito alla vittoria ai mondiali. Step sette, raggiungere la metro per tornare a casa. Più facile a dirsi che a farsi. Quando vedi una fiumana di gente che corre in direzione opposta alla fermata della metro più vicina, quella a cui stai andando tu, ti aspetti diverse spiegazioni. Quello che non ti aspetti è che il tuo Den’ Pobedy non è ancora finito e anche se mancano pochi minuti alla mezzanotte devi ancora affrontare la prova più grande. Un po’ confusi, chiediamo spiegazioni ai nostri amici russi, i quali ci spiegano che per motivi di sicurezza dobbiamo fare dietrofront e raggiungere un’altra stazione della metro. Tu pensi: “Cosa vuoi che sia? Ci facciamo quattro passi verso casa!”. Nello stesso istante in cui lo pensi ti volti e tutto quello che vedi è una montagna di fango (e qui torna utile il particolare del temporale), sopra la quale si stanno arrampicando uomini, donne e bambini. Fabio Alekseevic, temerario, vuole spianare il cammino alle sue donne e decide di partire in quarta verso la meta, senonché… CAPITOLO SETTIMO – DIALOGO – rumoroso respiro – DUE: Katenka – Ragazze, ragazze, guardate là, ce n’è uno che sta scivolando all’indietro!! Julia – Oh poverino!!! (sguardi attoniti e preoccupati verso il povero ragazzo) (osservando con attenzione) Julia – Ma quello è Fabio!!!! Nonostante questo momento di défaillance, Fabio ha poi recuperato punteggio aiutando, insieme a uomini di Madre Russia, le ragazze a salire fino alla vetta. Siamo stati tutti colpiti dalla disponibilità e dall’atmosfera di cooperazione e abbiamo poi fatto ritorno a casa. Morale della giornata: La vera победа (vittoria) è stata la conquista della vetta!

Fabio Alekseevic, Lenocka, Katenka, Lisaveta, Zar’ja, Julja, Pamja

Parola del giorno: П как преподаватель (dove c’è una p.. sarà professore)

aprile 26, 2010

Lasciamo un velo di mistero sul resto del nostro soggiorno pietroburghese e passiamo a un tema che accomuna tutti gli studenti del mondo: i professori. Non fai a tempo a rallegrarti per esserti liberato per due mesi di quei quattro disperati professori SSLMITiani quand’ecco che si palesano figure ancor più inquietanti, tanto che, nostalgico, finisci per fare reincarnare la Patty in uno dei tuoi compagni di viaggio senza bisogno di sedute spiritiche, funghi allucinogeni o strisce di caramelle frizzantine.
Professore n.1 – IL BIANCONIGLIO: guida spirituale di tutti gli stazhory, il bianconiglio è la riproduzione in scala 2:1 dell’omonimo personaggio di Alice nel paese delle meraviglie. La vedrete aggirarsi per i corridoi con passo veloce e con il suo inseparabile orologio da taschino, e se siete fortunati la sentirete addirittura pronunciare la celebre frase “ой-ой-ой, я опоздаю!”. È impossibile non riconoscerla: è caratterizzata da un ciuffo canuto, incedere affrettato, atteggiamento ansioso e elevata mimica conigliesca. Metà della sua lezione è occupata da versi onomatopeici, tra i quali ricordiamo “и так и так и так и так”, “нууу”, “с’час”, “Бог-с-ним”. Non vi lascerà mai allontanare senza un “отдыхайте!”. Come si fa a non affezionarsi a un personaggio così?
Professore n.2  – LA REDUCZIA PIÙ VELOCE DELL’EST: è un professore che colpisce al primo sguardo, ma soprattutto al primo odorato: si distingue infatti per l’avvolgente profumo di dopobarba, la camicia stirata e il fermacravatta diamantato. Spicca fra gli altri russi per la sfrenata ma, ahimé, o come direbbe il bianconiglio, ой-ой-ой, fallimentare voglia di occidentalizzarsi. Il suo acerrimo nemico è però la reduczia, che ha avuto la meglio nella pronuncia del nome di un celebre pittore, Picasso, parola sulla quale, nella pronuncia italiana, secondo lui cadono ben tre accenti. I suoi tentativi sono stati molteplici: Pìcassa, Picàssa, Picassò. Altri esempi delle battaglie combattute dal nostro paladino dell’eterna lotta contro la malefica reduczia sono “Cartina”, celebre località sciistica italiana, “Sindaca”, il capo del comune, e “Fabia”, trasposizione femminile del nome del nostro Fabio Alekseevic. A questo punto potrete ben capire che il suo nome prediletto è diventato “Pamieela”, nome che ripete quella ventina di volte a lezione, disturbando i micro sonni della malcapitata che non può distrarsi nemmeno per un istante. Nonostante tutto anche lui rientra tra i nostri preferiti, soprattutto dopo che ci ha regalato un “otlicno –“ di gruppo, guadagnato sul campo sconfiggendo le stordite coreane e rendendoci, a suo dire, gli studenti migliori dell’obshezhitie.
Professore n.3 – OSSESSI, ORTODOSSI , CANOSSI, ASCESSI (potremmo inventare una sigla, facciamo… OOCA; d’altronde dove c’è una O non può che essere ossessi): È finalmente arrivato il giorno della vostra prima lezione di traduzione passiva; il professore ha un cognome italiano e pensi: “Che bello! Finalmente qualcuno che conosce la nostra lingua e la nostra cultura!”. E invece.. NO! Anche il corso di traduzione è un Panino Surprise (vedi post precedenti). Sicuramente il nostro professore avrà parlato un ottimo italiano… 50 anni fa. Questo è dimostrato dal fatto che si ostini a consigliare l’uso del verbo “perdurare nell’ammirare”, ottimo traducente del prefisso “po”. Tiene attiva la sua mente con amabili giochi di parole, anche se il suo entusiasmo viene smorzato dai rifiuti di Katenka, che si dimentica di essere in prima fila e di parlare ad alta voce. La cosa che teme di più sono le sigle, e per questo ha dedicato un’intera lezione alla strategia traduttiva che consiste nell’evitarle, o se proprio non se ne può fare a meno, inventarle. D’altra parte, è facile… Dove c’è una I.. sarà Italia… dove c’è una P.. sarà partito… dove c’è una A.. sarà atomo. Di lui lasciamo memoria di alcune frasi celebri quali “Arrangiarsi… che bella parola!” “Sapete che qui li vendono ancora i prodotti della Parmalat?”  “E lei cosa farebbe in questo caso?” e scambi conversazionali quali “Scusi professore, quindi cosa significa questa sigla?” “Beh, io di certo…. non lo posso sapere.”
Ci sarebbero altri personaggi mitologici da immortalare in questo post-documentario, quali LA SIGNORA DEGLI OLEZZI, con la sua sfera di cristallo immaginaria che predice sciagure reali, IL PROFESSOR SPUSSAVENTO, LA PROFESSORESSA HARRY POTTER, che evita qualsiasi contatto visivo con gli studenti convinta che abbiano il potere di trasformarla in pietra come Medusa.

Adesso ci mettiamo una bella A. E d’altronde, dove c’è una A, sarà un Arrivederci al prossimo post!

Questo post è dedicato alla nostra cara Natasha: bentornata in Italia, signora!! 🙂

Parola del giorno: парты ин лофт (party in loft)

aprile 22, 2010

I nostri intrepidi eroi non si accontentano della movida della capitale attuale e decidono di esplorare quella che Katenka (ribattezzata Patty) definisce la vera capitale: San Pietroburgo! Tutto ha avuto inizio con l’acquisto dei biglietti del treno. Cosa c’è di speciale, chiederete voi? Evidentemente non siete mai stati in Russia. Un solo consiglio: non date retta ai bigliettai che vi dicono “siete giovani, prendete i posti in alto!”; non fatevi ingannare, non si tratta di posti panoramici, ma di loculi-fregatura nei quali passerete le notti peggiori della vostra vita alla ricerca dell’aria. Avete presente il film “Fievel sbarca in America”? La situazione era più o meno quella. Il binomio cuccetta=scompartimento si rivelerà illusorio, ma in compenso potrete avere una panoramica collettivista rimasta parte integrante della vita russa.
Superato l’impatto iniziale, la strada è tutta in salita. Il primo problema, non indifferente, è rappresentato dall’accesso al posto letto, più stilosamente rinominato loft. Ognuno dei nostri eroi ha elaborato una tecnica particolare per questa delicata operazione.
1. Tecnica Zarja: la nostra Zarja, non essendo molto alta, non ha avuto eccessivi problemi a salire, però, una volta raggiunta la postazione, si è sistemata nella “posizione del compagno”: una perfetta riproduzione della salma imbalsamata di Lenin nel suo mausoleo.
2. Tecnica Fabio Alekseevic: ribattezzata “tecnica del lombrico strisciante in giorni di pioggia”, consiste nell’appoggiarsi alla cuccetta con le braccia e strisciare fino in fondo. Unico problema: i piedi rimarranno per tutta la notte in corridoio ostacolando il percorso degli ignari passanti.
3. Tecnica Natasha: ribattezzata “tecnica della ballerina in trasferta”. La nostra Natasha non solo non ha avuto alcun problema a entrare nella cuccetta, ma ha addirittura sfruttato lo spazio angusto per dimostrazioni pratiche di stretching. Unico problema: servono 15 anni di danza alle spalle.
4. Tecnica Katenka: se vi sentite in vena di scherzi e volete regalare momenti d’ilarità al resto del vagone, potete tentare la fortuna con la tecnica Katenka, detta “tecnica di incastro con il materasso”, che consiste nel prendere la rincorsa con la volontà di tentare il passo del giaguaro, incastrarsi però in bilico tra il corridoio e la cuccetta, abbarbicarsi al piedistallo e creare un involtino di materasso suscitando le risa dello stordito russo dietro.
5. Tecnica Lenocka: ribattezzata “tecnica del giaguaro riuscita con successo”, consiste nello sfruttare le caratteristiche di flessibilità, aerodinamicità e compattezza per raggiungere una posizione stabile.
6. Tecnica Pamja: “il woolrich viene prima della mia stessa vita”. Consiste nell’attenta sistemazione del woolrich nell’abitacolo e, se avanza spazio, anche lei si sistema, se no niente.
7. Tecnica Lisaveta: ribattezzata “o la testa o i piedi”. Consiste nell’imitare le civette girando la testa di 180° o in alternativa tenere per tutto il tempo le gambe piegate, ovviamente di lato.
8. Tecnica Julja: questa tecnica è consigliata per la discesa. Denominata “angelo a colapicco”, consiste nel gettarsi in mezzo al corridoio con le braccia aperte sperando ci sia un Fabio Alekseevic pronto alla presa in stile Kledi.
Dopo queste premesse, se anche mai riusciste a prendere sonno, non cantate vittoria troppo in fretta. Alle 4.30 del mattino, quando il sole non è ancora sorto, sarete dolcemente svegliati da un faro a 2000W sparato sugli occhi (perché ovviamente non sei tu a decidere quando accendere la luce, Grande Madre Russia decide tutto per te). Questo è il segnale di partenza della maratona “Vince chi fa prima il letto e porta le lenzuola al capotreno”. Se però da bravi italiani ve ne sbattete altamente, potete approfittare dell’ora mancante all’arrivo per dare un party nel vostro accogliente loft.
Piaciuto il viaggio? C’è una bella notizia per voi!!! Al ritorno vi toccherà il bis, che ovviamente avrà in serbo altre surprise!

Parola del giorno: потная котлета (aka polpetta all’ascella)

aprile 1, 2010

Qual è il problema più grande degli italiani all’estero? Come è noto, il cibo… e il titolo di questo post vi può dare una’idea delle “gustose” specialità che stiamo imparando a conoscere e apprezzare. Ma andiamo in ordine cronologico. In principio era il “Plof”: prendete otto italiani appena arrivati in Russia, metteteli in una mensa della grandezza dell’aula A1, tanto per capirci, aggiungete una cuoca simpatica a giorni alterni e condite il tutto con una sana dose di terrore per i raid della dezhurnaja. Così capirete il nostro sollievo quando abbiamo udito una parola dal suono familiare: l’onomatopeico “Plof”. Non lasciatevi ingannare dal suo nome, perché nonostante tutto è un piatto che deve essere provato almeno una volta nella vita, cosa di cui Julia non è del tutto convinta. Infatti, avendo apprezzato il Plof della stolovaja, ha commesso il madornale errore di volerlo riprovare una seconda volta, al GUM. E mentre noi ci gustavamo una patata ripiena e un’insalata russa, Julia si disperava e imprecava con tutte le espressioni idiomatiche della Dobro per il piatto troppo speziato.
Altro elemento da non sottovalutare: i famigerati Panini Surprise. Vi verranno simpaticamente offerti nella loro forma innocua e voi non saprete resistere alla tentazione di provarne uno. I primi dubbi s’insinuano al momento dell’assaggio: portandoli alla bocca, infatti, vi accorgerete del loro peso spropositato per una pagnotta comune. Il bello viene però quando li addentate: sono disponibili in molteplici versioni… Carne e crauti fanno la parte del leone, seguiti a ruota da mele al gusto di patate e patate al gusto di mele. Se pensate di aiutarvi chiedendo il contenuto vi sbagliate di grosso: otterrete solo false aspettative seguite da cocenti delusioni. Rendete più interessanti i vostri pasti, tentate anche voi la fortuna con i Panini Surprise!
Passiamo ora al piatto forte! La potnaja kotleta. Essa può ingannare con le sue fattezze simili alle kotlete tradizionali, salvo poi rivelare il suo retrogusto, come dire ascelloso! Inutile negare che gli effetti collaterali sono devastanti, tuttavia per i casi eccezionali c’è sempre Fabio Alekseevic che esordisce con la domanda retorica:”Ma non lo mangi più? Sei sicura?”. Per fortuna aveva dichiarato di aver imparato a dominare l’appetito!
Per dovere di cronaca, dobbiamo citare anche il cibo passivo. Ogni giorno, verso l’ora di cena, il bednyi Fabio Alekseevic è costretto a scappare a gambe levate dalla camera 514 per rifugiarsi in cucina. Il famigerato e ormai celebre Kotaro, infatti, è solito cucinare in un bollitore elettrico intrugli cinesi e cozze, che dopo essere rimaste per tre giorni in una bacinella emanano esalazioni mefitiche.
A questo punto vi chiederete come abbiamo fatto a sopravvivere fino ad oggi. Tranquilli! Questi sono casi eccezionali, ma dei quali bisogna essere consapevoli. Tra un errore e l’altro abbiamo anche potuto gustare le specialità delle catene Mu-Mu, Jolki Palki, Kroshka Kartoshka e Kofe Haus, oltre a prepare gustose cene italiane a base di pasta, frittata e tante verdure. A questo proposito Fabio Alekseevic dichiara: ”Non ho mai mangiato così tanta verdura in vita mia!”.
Vsego choroshego e alla prossima Surprise!
Julia, Natasha, Zarja, Fabio Alekseevic, Katenka, Lisaveta, Lenocka, Pamja

Parola del giorno: Покушение

marzo 29, 2010

Lunedì 29 marzo intorno alle ore 8 due kamikaze si fanno saltare in aria nelle stazioni Lubjanka e Park Kultury. Park Kultury è a 200 metri dall’obshezhitie, e il caso ha voluto che nella nostra esperienza moscovita rientrasse anche un caso di ATTENTATO! dopo 6 anni di tranquillità.

Domanda: siamo noi a portare sfiga o sono i poster del concerto di Toto Cutugno che circondano la stazione di Park Kultury con un sorriso beffardo?

Non sappiamo rispondere a questa domanda, tuttavia i presagi di questo triste giorno ci erano, ahimé, arrivati da giorni.

Il primo episodio ha coinvolto la nostra Zar’ja, che ha rischiato di restare con una mano in meno a causa delle dveri del mietrò, che si sono chiuse beffarde incuranti della sua presenza mentre, come McGyver, cercava di aprirle per raggiungere i suoi compagni. Ovviamente è stata sconfitta e ci ha raggiunti con il mietrò successivo.

Episodio numero 2: al GUM il padre di Julja ci ha chiamati avvisandoci dell’evacuazione di una stazione del mietrò per la presenza di fumo sospetto. Noi l’abbiamo sbeffeggiato e i risultati si sono visti oggi.

Episodio numero 3: sempre Zar’ja ha inserito la tessera del mietrò in un tornello e ha cercato di passare nell’altro, ovviamente con scarso successo.

Episodio numero 4: proprio ieri abbiamo incontrato nella stazione della metro una processione di tranquilli tifosi dello Spartak che avanzavano a ritmo di “Mo-skovkij Spar-tak!!!!”. Evidentemente erano infiltrati che preparavano l’attentato.

Comunque per fortuna il destino ha voluto che avessimo lezione solo alle 11.30, e che quindi all’ora dell’attentato dormissimo tutti beatamente. Ringraziamo San Basilio, San Girolamo e San Giorgio e tutti i santi protettori che ci hanno permesso di continuare il nostro soggiorno indenni.

A parte questo post scherzoso, siamo ovviamente dispiaciuti dell’accaduto e rivolgiamo un pensiero alle vittime di questa violenza insensata e alle loro famiglie.

Fabio Alekseevic, Lenocka, Julja, Zar’ja, Pamja, Natasha, Lisaveta i Katenka

Parola del giorno: есть. сеть.

marzo 29, 2010

Come avrete potuto immaginare, il fantastico superaccessoriato obshezhitie è privo di rete internet. Per questo, scriviamo un post per aiutare i prossimi stazhory a destreggiarsi tra le varie opzioni della connessione web moscovita.

Opzione A: per le situazioni di emergenza (vedi prima sera appena arrivati, ed eventualmente anche seconda e terza sera), allestire un improvvisato internet point nel Мак-доналдс a pochi (ma anche tanti) metri dall’obshezhitie, che offre un’estasica connessione gratuita, in combinazione alla possibilità di mangiare qualcosa di conosciuto allo stomaco italiano.

Opzione B: farsi mettere dalla dezhu nel letto della nostra Zar’ja, stanza 502, malenkaja komnata, letto a destra. Da questa postazione privilegiata si avrà infatti il privilegio esclusivo di ricevere una connessione gratuita senza password.

Opzione C: andare da Starbucks, ops, Старбакс, e scoprire che un’ora di connessione costa la bellezza di 100 rubli.

Opzione D: comperare una tessera della билайн per internet wi-fi da 500 rubli, disponibile nelle migliori edicole e da Связной. Inserendo il codice trovato sulla tessera seguendo le tortuose istruzioni che compariranno sulla homepage beeline avrete a disposizione un mese di traffico internet illimitato. Unico inconveniente: preparatevi a passare ore e ore nella Kuchnja del quinto piano per prendere la rete, oppure pregate che la rete arrivi nelle vostre stanze.

Sulla base della nostra breve ma significativa esperienza ci sentiamo di consigliarvi l’opzione D e vi salutiamo, appunto, dalla Kuchnja del  5° piano!

Fabio Alekseevic, Lenocka, Zar’ja, Pamja, Katenka, Natasha, Lisaveta i Julja

Parola del giorno: nicego ne podelaesh

marzo 29, 2010

Eccoci qua. Finalmente, dopo due mesi di lotte con grande burocrazia di Madre Patria Russia, comprensivi di viaggio a Roma il giorno prima della partenza per raccattare i famigerati passaporti con visto, siamo arrivati anche noi a Mosca. Per quanto riguarda il volo, seguite il consiglio dello zio Fabio e ripassatevi tutte le espressioni idiomatiche della Dobro, perché quando una simpatica hostess vi verserà una tazza di tè addosso, un nicego ne podelaesh vi tirerà fuori da qualsiasi equivoco. L’accoglienza è stata assai calorosa: una fila di 2 ore  per il controllo passaporti e un autista dalla guida sportiva che ci ha fatto rischiare almeno 2 incidenti mortali nel giro delle 4 ore successive all’atterraggio. Appena arrivati si è palesata la famosa dezhurnaja, da guardare con rispetto e riverenza: attenzione, in ogni momento potreste trovarvela dietro le spalle, come un uccellaccio del malaugurio che vi ricorda che “non c’è niente da ridere”, porgendovi una lista piena di divieti e obbligandovi a firmare moduli del 1764. Ma non vogliamo rivelarvi troppo su questa figura mitologica che dovrete imparare a conoscere da soli. L’incontro con le camere è stato anche peggio di quello con la mitica dezhu, ma non vi vogliamo rovinare la sorpresa delle camere super-accessoriate con decorazioni melmose e carte da parati di svariati colori e forme. In aggiunta agli accessori c’è l’opzione falso coinquilino giapponese, che dopo 5 giorni si rivelerà essere cinese. Costui vi aiuterà a fare il letto e parlerà sempre e solo in russo con voi! Potete chiamarlo Kotaro, Hamtaro, Naruto, come volete, tanto il suo vero nome non lo capirete mai!

Così si è concluso il nostro primo giorno moscovita. Andiamo a dormire pieni di aspettative e di buoni propositi (fra cui citiamo quello di Fabio, che ha imparato a dominare l’appetito, anche se in modo fittizio!).

Fabio Alekseevic, Lenocka, Zar’ja, Katenka, Natasha, Pamja, Lizaveta i Julja

Parola del giorno: Осторожно, двери закрываются! = Sliding doors, quando Mosca può cambiare le persone

dicembre 21, 2009

Ancora poche ore e il sipario calerà sui due mesi di vita a Mosca dei nostri stazhjory. Carichi di matrioske, finto palekh, finto khokhloma, colbacchi di pelo animale non meglio definito, di sicuro in via di estinzione e la cui importazione in zona Schengen costituisce reato, radiografie renali, analisi del sangue e delle urine (vedi colica di Andrea!), un carico di anticorpi sufficiente alla propria immunizzazione per i prossimi 50 anni, si apprestano sconsolati a fare rientro in madre patria. Porteranno con sé, comunque, qualcosa per cui nemmeno il più becero tamozhennik di Domodedovo potrà far pagare il sovrappeso: un bagaglio di ricordi e di esperienze indimenticabili.
Di sicuro i nostri hanno appreso molto da questo viaggio (non solo per quanto riguarda la lingua russa!): c’è chi ha imparato a contrattare a ribasso sui prezzi dei souvenir e dei trucchi al mercato della Sportivnaja, chi ha imparato quanto possa essere pericoloso portare il proprio vocabolario alla Biblioteka im. Lenina, chi accidentalmente ha imparato molto sulla propria anatomia interna all’Evropejskij Medizinskij Zentr, chi ha ballato cinque ore nel Club-prigione dell’Avtozavodskaja e chi ha cominciato a sentire caldo quando la colonnina di mercurio si è “alzata” a -8° C. Certamente hanno imparato a conoscere lati l’uno dell’altro che non immaginavano, ma soprattutto a conoscere qualcosa in più di se stessi. Esplorando il proprio “Karma”, molti hanno ridefinito la propria scala di valori e le proprie priorità nella vita, eventi casuali e coincidenze hanno aperto gli occhi sul proprio futuro: qualcuno si è accostato in maniera liberatoria all’alcool e al fumo, c’è chi non ha voluto rinunciare a un’infatuazione passeggera, qualcun altro (ma è un caso molto limitato!) ha provato a disintossicarsi da Facebook, pur senza successo. Tutti, al ritorno in Italia, però, cercheranno di cambiare qualcosa nella loro vita. Chi continente, chi amore (forse), chi pettinatura…
Ciò che più conta è che questi due mesi abbiano significato per tutti molto più di quello che si aspettavano, un momento unico e irripetibile della loro vita. Consapevoli di questo hanno saputo sfruttare l’occasione per rischiare e mettersi in gioco fino in fondo.
Beh, sono quasi le 2 di notte e tra poche ore parte il nostro aereo, quindi è proprio tutto; spero che il blog vi sia piaciuto, ora il testimone passa alle future generazioni di sslmitiani!
Mi mancherete,

Franchesko