Parola del giorno: колхозное солнце = il sole dell’avvenire

Di ritorno da un’altra estenuante giornata moscovita, i nostri stazhjory Andrej e Franchesko giungono nella loro suite all’obshchezhitie e scoprono che “vse lampochki dell’improbabile lampadario dai fili scoperti, che alquanto precariamente è fissato al soffitto, peregoreli”. Armati di una tanto inspiegabile quanto irragionevole buona volontà, decidono di riferire il problema alla solerte dezhurnaja. Giunti davanti alla porta di questo personaggio tipico del folklore russo tanto quanto la Baba Jaga, bussano, ma l’unica risposta che ottenere è il suono di una televisione sparata a mille che diffonde per tutto il piano uno dei tanti e quotidiani discorsi dell’”amato” leader Vladimir. Indecisi sul da farsi, e propensi a credere che forse la dezhurnaja in questione sia o morta, o ubriaca, o in estasi, alla fine prendono il coraggio a due mani e si rivolgono all’altro personaggio tipico delle fiabe russe: l’ohrannik dell’obshchezhitie. Andrej, sfoderando un russo impeccabile (come sempre, ndA.), chiede chi possa risolvere l’annoso problema della completa oscurità della camera 614 all’alba delle 18:00. Senza batter ciglio, e con il solito piglio staliniano, questi risponde sibillino che bisogna, appunto, rivolgersi alla dezhurnaja; ma come da gioco dell’oca che si possa dire tale, in questo Paese l’operazione non risulta essere semplice perché la suddetta dezhurnaja “otoshla” (verbo di moto che sta ad indicare l’allontanamento del soggetto dal luogo convenuto per un arco di tempo della durata indefinibile, ndr.). Dopo circa mezzora di snervante attesa, si presenta come un raggio di sole l’arzilla e loquace vecchietta che invita i due a non preoccuparsi del fatto che siano totalmente immersi nelle tenebre, “tanto qui all’obshchezhitie le lampadine si fulminano con una media di una al giorno per stanza. Il problema è che, proprio per questo motivo, non ci sono lampadine di scorta.” Con in mano solo una vaga promessa di provvedere nei prossimi giorni al ripristino della visibilità nella camera 614, i due malcapitati si avviano sconsolati verso l’oscurità più totale. Il giorno successivo, tornati da lezione, Andrej e Franchesko vengono accecati da una sfolgorante luce artificiale che si rivela essere la nuova serie di lampadine da 1000 watt ciascuna prontamente collocate nella loro camera. Questa inaspettata sorpresa riporta loro alla mente le reminiscenze delle noiosissime lezioni di letteratura russa del terzo anno e, come in una visione mistica, colgono il significato ultimo e più profondo della metafora “kolchoznoe solnze” di Platonov: 3000 watt di luce artificiale possono rappresentare la speranza non solo per un gruppo di disgraziati kolchoziani siberiani, ma, in questo Paese, anche per 10 studenti italiani!

Andrej i Franchesko

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Una Risposta to “Parola del giorno: колхозное солнце = il sole dell’avvenire”

  1. Lady Mercury Says:

    Ragazziiiii il sole dell’avvenire brilla e sbirluccica su di voiiiiiiiiiiiii 😀 😀
    AUSHuashUASHausHAUSHashUASH
    Dai che alla fine sopravviverete (chiedere a Roberto della presa che fa scintille, nel caso… :D)

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